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venerdì 14 giugno 2019

Ingegneria e dignità

L’ingegneria si impegna in vari campi per essere garante o promotrice della dignità umana.

Si può pensare, per esempio, a come l’ingegneria chimica ed alimentare sia costantemente alla ricerca di metodi per rendere le colture più resistenti ed incrementare la loro produttività, in modo da poter soddisfare i bisogni alimentari di sempre più persone, combattendo la fame nel mondo.

Oppure si può vedere come l'ingegneria meccanica e biomedica siano in continuo lavoro per progettare supporti o protesi (come occhiali, arti meccanici, sedie a rotelle, apparecchi acustici ed altro) che possano sopperire o parzialmente compensare alcuni tipi di disabilità motoria o fisica. 

Ancora, l’ingegneria civile spesso tratta progetti che cercano di rendere il panorama urbano e gli edifici accessibili liberamente anche a coloro che sono su una sedia a rotelle o che possiedono una mobilità ridotta.

Dunque, sono diversi gli ambiti in cui l'ingegneria può influenzare la dignità umana, sia in senso positivo che negativamente.

Uomo e macchina


In questa immagine è presente un arto meccanico che "tiene al guinzaglio" un uomo. Può ben riassumere il concetto che Gunther Anders delinea all'interno del suo libro L'uomo è antiquato (1956), secondo cui, se prima della tecnologia gli oggetti erano protesi dell'uomo, ora è l'uomo a diventare protesi della macchina. In questo modo l'uomo rischia di perdere la capacità di "farsi da sè", ovvero di autodeterminarsi.

C.Chaplin, Tempi moderni



Questa sequenza tratta dal film Tempi moderni (1936) di Charlie Chaplin è rappresentativa del ruolo dell'operaio all'interno della catena di montaggio. Charlot, il protagonista, diventa un semplice elemento del macchinario che esegue ripetitivamente la stessa azione fino ad alienarsi.

In un'altra scena del film viene presentata una macchina automatica per l'alimentazione, che dovrebbe permettere all'operaio di mangiare senza interrompere il lavoro. Anche in questo caso i nuovi strumenti sono visti come oggetti di oppressione dell'uomo, che diventa schiavo della macchina.

lunedì 10 giugno 2019

Dignità e ingegneria: luci e ombre

Sebbene sia vero che l’ingegneria ha portato ad innovazioni e progetti che offrono possibilità di libertà ed indipendenza a chi ha disabilità od impedimenti fisici di vario genere, è altresì vero che alcuni nuovi macchinari vadano in qualche modo a ledere la libertà e la dignità di alcune figure professionali. 

Infatti, oltre alle molte nuove attrezzature che sostituiscono l’uomo in compiti molto pericolosi o che riducono il rischio di alcuni lavori, esistono macchinari che compiono la maggior parte del processo di un’operazione, riducendo l’uomo ad un semplice meccanismo, affidandogli incarichi ripetitivi e privandolo della possibilità di agire liberamente nello svolgere la sua mansione. Insomma, alcune professioni, ed il loro numero è in costante crescita, richiedono all’individuo di svolgere un compito che non può essere modificato, privandolo di ogni potere decisionale. 

Quindi l’ingegneria, con i suoi nuovi macchinari, ha portato come effetto collaterale un ridimensionamento dell’importanza e della libertà delle persone nel lavoro, facendo sì che non sia più la macchina ad essere l’attrezzo dell’uomo, ma l’uomo ad essere l’attrezzo della macchina, intaccando così la dignità dell’individuo nel proprio lavoro. 

Dignità: protesi


Nella foto è ritratto Keven Walgamott, che tiene ancora una volta la mano di sua moglie attraverso il braccio robotizzato sperimentale. Egli è stato il beneficiario del progetto realizzato dall'Università dello Utah di una protesi in grado di inviare impulsi al cervello e restituire sensazioni tattili.

Ingegneria: caso studio

Tra i progetti ingegneristici che cercano di garantire la dignità dell’uomo e la sua indipendenza, si può certamente affermare che il mondo delle protesi, soprattutto quello degli arti artificiali, occupa una posizione di spicco. 

Nel corso dei secoli le protesi sono diventate sempre più avanzate. Le primissime erano semplici pezzi di legno con la forma dell’arto mancante, mentre ora sono costituite di avanzati materiali che permettono l’uso e la mobilità dell’arto artificiale. 

Nonostante siano ancora presenti alcuni problemi legati al funzionamento di tali oggetti, al giorno d’oggi abbiamo protesi che possono eseguire movimenti seguendo gli stimoli inviati dal cervello dell’uomo, migliorando la sua qualità di vita. Un grande passo avanti è stato fatto da Jacob George e Greg Clark, due ricercatori dell’ università dello Utah,  che hanno testato una protesi che permetta di trasmettere al cervello impulsi elettrici che diano la sensazione del tatto (fonte: Medium.com articolo del 10/12/2017, data consultazione: 10/06/2019). 

Questo arto meccanico potrebbe così restituire agli amputati un “braccio” in grado non solo di muoversi, ma anche di percepire sensazioni tattili, rendendoli più indipendenti attraverso uno strumento che dia percezioni umane.