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venerdì 14 giugno 2019

C.Chaplin, Tempi moderni



Questa sequenza tratta dal film Tempi moderni (1936) di Charlie Chaplin è rappresentativa del ruolo dell'operaio all'interno della catena di montaggio. Charlot, il protagonista, diventa un semplice elemento del macchinario che esegue ripetitivamente la stessa azione fino ad alienarsi.

In un'altra scena del film viene presentata una macchina automatica per l'alimentazione, che dovrebbe permettere all'operaio di mangiare senza interrompere il lavoro. Anche in questo caso i nuovi strumenti sono visti come oggetti di oppressione dell'uomo, che diventa schiavo della macchina.

mercoledì 12 giugno 2019

Arbeit macht frei

 

Ciò che più ferisce nell'atroce sberleffo rivolto ai deportati che varcavano la soglia del lager di Auschwitz, a ben vedere, è che la proposizione in cui esso consiste può essere vera: esiste un lavoro nel quale la persona si realizza, un lavoro che produce e garantisce la sua libertà. Lo scherno sta nell'omonimia tra questo lavoro e il lavoro disumanizazante dello schiavo, della persona ridotta a strumento, o addirittura della persona che attraverso il lavoro massacrante viene uccisa. La perfidia nazista sta nell'uso di questa omonimia per irridere, con la menzione del lavoro nella sua accezione più alta, milioni di persone che prorpio attraverso il lavoro nell'altra accezione, quella infernale, stanno per percorrere l'ultimo tratto del percorso loro riservato verso lo sterminio. (Pietro Ichino, Il lavoro che uccide il lavoro che salva, data consultazione: 12/06/19)

"Arbeit macht frei", Primo Levi (primolevi.it, data consultazione:12/06/19):

"Erano queste le parole che si leggevano sul cancello di ingresso nel Lager di Auschwitz. Il loro significato letterale è «il lavoro rende liberi»; [...] a quanto pare, avrebbe dovuto suonare press’a poco così:
«Il lavoro è umiliazione e sofferenza, e si addice non a noi, Herrenvolk, popolo di signori e di eroi, ma a voi, nemici del terzo Reich. La libertà che vi aspetta è la morte».
[...] Sotto ogni militarismo, colonialismo, corporativismo sta la volontà precisa, da parte di una classe, di sfruttare il lavoro altrui, e ad un tempo di negargli ogni valore umano
". 

"I sommersi e i salvati", Primo Levi:

"A differenza della fatica puramente persecutoria, quale quella che ho appena descritta, il lavoro poteva invece talvolta diventare una difesa. Lo era per i pochi che in Lager riuscivano a essere inseriti nel loro proprio mestiere [...]; questi, ritrovando la loro occupazione consueta, recuperavano in pari tempo, in certamisura, la loro dignità umana".

lunedì 10 giugno 2019

Dignità e ingegneria: luci e ombre

Sebbene sia vero che l’ingegneria ha portato ad innovazioni e progetti che offrono possibilità di libertà ed indipendenza a chi ha disabilità od impedimenti fisici di vario genere, è altresì vero che alcuni nuovi macchinari vadano in qualche modo a ledere la libertà e la dignità di alcune figure professionali. 

Infatti, oltre alle molte nuove attrezzature che sostituiscono l’uomo in compiti molto pericolosi o che riducono il rischio di alcuni lavori, esistono macchinari che compiono la maggior parte del processo di un’operazione, riducendo l’uomo ad un semplice meccanismo, affidandogli incarichi ripetitivi e privandolo della possibilità di agire liberamente nello svolgere la sua mansione. Insomma, alcune professioni, ed il loro numero è in costante crescita, richiedono all’individuo di svolgere un compito che non può essere modificato, privandolo di ogni potere decisionale. 

Quindi l’ingegneria, con i suoi nuovi macchinari, ha portato come effetto collaterale un ridimensionamento dell’importanza e della libertà delle persone nel lavoro, facendo sì che non sia più la macchina ad essere l’attrezzo dell’uomo, ma l’uomo ad essere l’attrezzo della macchina, intaccando così la dignità dell’individuo nel proprio lavoro.